Dieta Pegana: non solo vegan

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Dieta Pegana: non solo vegan

La dieta Pegana, divenuta molto popolare negli ultimi anni, nasce dall’unione di due noti regimi alimentari quello vegano e quello Paleo che insieme hanno dato vita ad un’alimentazione non esclusiva del mondo vegano ma che ha conquistato moltissime persone. La dieta Pegana è stata riadattata nel 2014 dal dottor Mark Hyman e vanta un equilibrio nutrizionale equilibrato seppur finalizzato per perdere peso. Ispirata all’alimentazione vegana che predilige il consumo di frutta e verdura, non evita del tutto alcuni alimenti di origine animale. Cocco, noci, avocado ma anche semi e verdure tradizionali insieme alla frutta sono i principali cibi di questa alimentazioni e consistono nel 70% del consumo quotidiano ma la presenza di carne di manzo o maiale e anche di pesce la rendono una dieta maggiormente equilibrata che favorisce la perdita di peso senza eccessi e senza essere considerata pericolosa e squilibrata per il benessere e la salute dei singoli. Anche formaggi e latticini sono permessi in modo limitato e come per le proteine animali ogni alimento deve essere di provenienza biologica.

Dieta Pegana: si o no?

L’equilibrata alimentazione prevista dalla dieta Pegana la rende un regime alimentare favorevole per la perdita di peso, inoltre il consumo di alimenti di origine vegetale contribuisce ad un benessere psico-fisico non indifferente per questo è un regime consigliato e da seguire senza particolari problemi anche se è consigliabile essere sostenuti da un esperto del settore. C’è da dire però che questa dieta vieta in modo drastico il consumo di grano e di cereali con glutine, oltre ai legumi (a eccezione delle lenticchie, ammesse) e gli oli vegetali, permessi gli zuccheri in forma ridotta ma solo eccezionalmente e proibiti anche una serie di alimenti confezionati per ovvie ragioni. Il divieto drastico di mangiare cibi contenenti glutine ha portato questa dieta ad essere soggetta a numerose critiche anche perchè secondo alcuni studi non mangiare cereali e co. può non essere salutare in soggetti che non solo celiaci o comunque intolleranti alla categoria. 

 

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